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	<title>Francesco Galatro</title>
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		<title>Come è nata la formazione Jazz salernitana Ipocontrio</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 10:08:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ipocontrio è una formazione Jazz salernitana che esiste e resiste da circa 20 anni, nonostante l’attuale lontananza tra i componenti. E quella che vi racconto oggi è una storia personale, fatta di ricordi e persone, di musica ed emozione. Primi passi: l’incontro con il pianista Bruno Salicone Era all’incirca il 1999 e un giorno fui [&#8230;]</p>
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<p><strong>Ipocontrio</strong> è una <strong>formazione Jazz salernitana</strong> che esiste e resiste da circa 20 anni, nonostante l’attuale lontananza tra i componenti. E quella che vi racconto oggi è una storia personale, fatta di ricordi e persone, di <strong>musica</strong> ed emozione.</p>



<h2>Primi passi: l’incontro con il pianista Bruno Salicone</h2>



<p>Era all’incirca il 1999 e un giorno fui contattato da alcuni ragazzi di Olevano sul Tusciano, un piccolo paese vicino Battipaglia, la mia città natale.</p>



<p>Tra questi ragazzi c’era <strong>Bruno Salicone</strong>, che conobbi più o meno lo stesso anno, in un ristorante in cui facevo il cameriere. Quel giorno Bruno vestiva i panni dello speaker, accompagnava il dj Carmine Pignataro e suonava anche il <strong>piano</strong>.</p>



<p>Da quella sera decidemmo di incontrarci nuovamente per suonare insieme.</p>



<p>Ci vedemmo a Olevano, perché era lì la sala prove del pianista. Quel luogo divenne la casa dell’<strong>Ipocontrio</strong>, dove si susseguirono numerose prove sfiancanti. Ma non subito.</p>



<p>Prima della <strong>formazione jazz Ipocontrio</strong>, infatti, nacque un altro progetto. So. Bro. Ba., il gruppo fondato da mio fratello Giandomenico fu il trampolino di lancio della mia amicizia con Bruno.</p>



<p>Ma questo era soltanto l’inizio di una lunga collaborazione che dura tutt’oggi.</p>



<h2>Il Jazz che unisce: il batterista Armando Luongo &nbsp;</h2>



<p>In quel periodo io e Bruno scoprimmo di avere una passione in comune, quella per il Jazz. Così, decidemmo di cercare altri appassionati del genere, musicisti, amatori, studenti che avessero la stessa impazienza di suonare e imparare facendo. &nbsp;</p>



<p>Come ogni cosa, il principio è sempre difficoltoso: non riuscivamo a trovare qualcuno che fosse appassionato quanto noi. Ma alla fine, le cose andarono per il meglio.</p>



<p>Una sera incontrai <strong>André Silva</strong>, chitarrista e cantante brasiliano, che in quegli anni viveva a Battipaglia. L’incontro con André avvenne in un piccolo locale dove si organizzavano <strong>concerti Jazz</strong>, anche di un certo spessore.</p>



<p>Infatti, quella sera a suonare era il grande <strong>Alfonso Deidda</strong>, uno dei musicisti più importanti della scena salernitana e internazionale. Questi momenti di aggregazione per il pubblico e per gli appassionati di Jazz erano e sono di fondamentale rilevanza.</p>



<p>Non solo per apprendere come si sta in scena, ma anche per fare amicizia con persone accomunate da interessi comuni. Un incontro tira l’altro e, grazie alla conoscenza di André, approdai a Campagna per conoscere il terzo componente che ha dato vita alla <strong>formazione jazz Ipocontrio</strong>.</p>



<p>Il batterista Armando Luongo.</p>



<h2>L’inizio di una lunga collaborazione</h2>



<p>La <strong>formazione jazz Ipocontrio</strong> era ancora in fase embrionale: io e Bruno eravamo alla ricerca di un batterista. Ma non un semplice musicista in grado di sorreggere il progetto, ma anche una persona con cui creare veri e propri dialoghi musicali.</p>



<p>Fu il ponte di André Silva a farmi arrivare a Campagna, dove conobbi il batterista con cui ho stretto un intramontabile feeling musicale.</p>



<p>All’epoca Armando Luongo aveva un modo di suonare che mi ricordava molto quello di <strong>Jack DeJonette</strong>. Poi lo studio, le esperienze e le circostanze lo hanno portato a sviluppare la sua personalità.</p>



<p>In ogni caso, il suo modo di suonare mi aveva molto colpito. Durante le prove continuavo a pensare che fosse lui il batterista giusto per suonare con me e Bruno, in quello che sarebbe diventato l’Ipocontrio.</p>



<p>Finite le prove parlammo di musica e, quindi, di Jazz: era quello il collante più forte. Una passione smisurata per questo genere che continua ad essere la nostra fonte principale di espressione.</p>



<h2>La nascita di una formazione jazz ventennale</h2>



<p>Quando raccontai a Bruno del nuovo batterista eravamo pieni di entusiasmo. Senza impegno, ma con slancio iniziammo a suonare tutti e tre insieme decretando l’inizio di un progetto che oggi ha ormai venti anni.</p>



<p>Ricordo che ci vedevamo molto spesso, a volte anche tutti i giorni della settimana. Suonavamo a tutte le ore, qualsiasi cosa e qualsiasi brano.</p>



<p>Questa vastità di vedute era preparatoria al nostro animo di musicisti. Ci avrebbe preparato agli studi prossimi in Conservatorio che tutti affrontammo qualche anno dopo. &nbsp;</p>



<p>Da quel momento nacquero forse le due amicizie più importanti per me. Due amicizie che ancora oggi si mantengono forti e stabili nonostante la lontananza. Ecco perché tutte le volte che ci ritroviamo a suonare insieme è come se non avessimo mai smesso di provare.</p>



<p>L’<strong>interplay</strong> è lo stesso che ci accompagnava quando eravamo ragazzini e si rafforza sempre di più ad ogni nota suonata insieme.</p>
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		<title>Ipocontrio The Beginning – Saint Louis Jazz Contest</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 18:34:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Registrazioni in Studio]]></category>
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<p>Sono passati ormai molti anni da quel giorno in cui mio fratello Giandomenico consegnò alla Saint Louis School di Roma l’iscrizione dell’<strong>Ipocontrio</strong>&nbsp;al concorso&nbsp;<strong>Saint Louis Jazz Contest</strong>.&nbsp;</p>



<p>La competizione era organizzata dalla prestigiosa Scuola Romana e dall’<strong>Atina Jazz Festival.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Ipocontrio: da Salerno a Roma<br></strong><br>In quegli anni, forse il 2010, con gli altri componenti dell’Ipocontrio vivevo a Roma.&nbsp;</p>



<p>Da alcuni anni, infatti, ci eravamo trasferiti nella Capitale per tuffarci nel mondo del Jazz Romano. Contemporaneamente frequentavamo i&nbsp;<strong>corsi Jazz</strong>&nbsp;al&nbsp;<strong>Conservatorio L. Refice di Frosinone</strong>.&nbsp;<br><br>Una sera, mentre eravamo tutti a casa, ci scrisse mio fratello comunicandoci l’iscrizione al contest.&nbsp;</p>



<p>La nostra reazione fu prima di sorpresa e, quindi, di entusiasmo: decidemmo di partecipare. Eravamo giovani, l’unica cosa che contava era suonare.&nbsp;</p>



<h2><strong>Saint Louis Jazz Contest: la selezione&nbsp;</strong></h2>



<p>Il giorno della selezione arrivò velocemente e ci colse tutti emozionati. Ci recammo tutti al&nbsp;<strong>Be Bop Jazz Club</strong>&nbsp;dove suonammo alcuni brani<strong>&nbsp;</strong>di<strong>&nbsp;</strong>mia composizione, forse Crazy Little Squirell, ma ormai non ne sono più tanto sicuro.&nbsp;<br><br>Comunque l’esibizione non andò molto bene: l’Ipocontrio venne escluso senza troppi giri di parole.&nbsp;</p>



<p>Ci restammo un po’ male, in verità, ma all’uscita del Club si avvicinò uno dei giurati. Era Maurizio Ghini, organizzatore del Festival ad Atina, che ci fermò per complimentarci con noi.&nbsp;</p>



<p>Forse non eravamo andati così male.&nbsp;</p>



<h2><strong>Ipocontrio e il contest: il ripescaggio&nbsp;</strong></h2>



<p>Passarono i giorni e noi già non pensavamo più al&nbsp;<strong>Saint Louis Jazz Contest</strong>. Perciò, fu una grande sorpresa quando ci contattarono per dirci che l’Ipocontrio era stato ripescato.</p>



<p>Avremmo partecipato alla finale del Contest ad Atina, durante una delle serate del Jazz Festival.&nbsp;<br><br>Comunicammo subito la notizia anche a mio fratello che, felice della notizia, si offrì di accompagnarci alla finalissima.<br></p>



<h2><strong>La finale all’Atina Jazz Festival</strong></h2>



<p>Quel giorno arrivò e in macchina con noi c’era anche Mario Campajola, uno dei primi bassisti che mi ha avvicinato al basso elettrico.&nbsp;</p>



<p>A differenza delle selezioni eravamo tutti molto emozionati. Non avevamo mai partecipato ad un concorso e mai ci saremmo immaginati di arrivare in finale.&nbsp;</p>



<p>Questa inesperienza si rifletteva anche nel modo di vestire e di presentarci su quel palcoscenico. Guardandomi indietro forse avrei badato un po’ di più all’apparenza. Ma erano altri tempi, avevo altre priorità.&nbsp;</p>



<p>Iniziammo a suonare. Ricordo che c’era una forte tensione, una propensione a dare il meglio di noi stessi. Volevamo vincere.</p>



<h2><strong>Premio da solista al contrabbasso</strong></h2>



<p>Quando tutti finirono di esibirsi arrivò il momento del verdetto.&nbsp;<br><br>Ricordo benissimo quell’istante.&nbsp;</p>



<p>Mi sentivo molto emozionato, ma riuscii a stare calmo pensando che, alla fine, era solo un gioco. Quando decretarono il vincitore del premio come miglior solista non mi resi conto di quello che stava succedendo.&nbsp;</p>



<p>Mi giravo intorno senza capire: i giurati stavano chiamando proprio me e io non riuscivo a crederci. Mentre mi avviavo verso di loro riflettevo: hanno chiamato veramente me? Ma sono sicuri?&nbsp;</p>



<p>E invece era proprio me che volevano!</p>



<p><strong>Saint Louis Jazz Contest: vittoria</strong></p>



<p>Ero sul palco ancora incredulo quando i giudici chiamarono anche il resto dell’Ipocontrio.&nbsp;</p>



<p>Io, Armando e Bruno eravamo i vincitori del&nbsp;<strong>Saint Louis Jazz Contest</strong>&nbsp;<strong>2010</strong>. Fu un traguardo importante e inaspettato, ma in fondo anche sperato.&nbsp;<br><br>Dopo la vittoria fummo invitati alla serata di chiusura dell’<strong>Atina Jazz Festival</strong>&nbsp;e aprire il concerto del quintetto di Gino Paoli.&nbsp;</p>



<p>Proprio quest’ultimo a fine concerto mi consegnò il premio come miglior solista. Vi lascio immaginare la mia emozione in quel momento.</p>



<h2><strong>Ipocontrio: The Beginning of a Love Affair</strong></h2>



<p>La vittoria del Contest ci permise di registrare la nostra prima opera:&nbsp;<em>The Begininng Of A Love Affair</em>.&nbsp;</p>



<p>In quel periodo, nel 2011, Armando si era già trasferito in Belgio dove conobbe Jean-Paul Estievenart, un bravissimo e giovane trombettista belga che partecipò alle registrazioni.&nbsp;<br><br>Incidemmo 5 miei brani: Leo, Flying Looking In Your Eyes, Back Home, Giù al Sud e Illusioni. Back Home piacque così tanto che, qualche tempo dopo, venne scelta per una pubblicità dall’emittente spagnola Tele 5.</p>



<p><em>The Beginning Of A Love Affair</em>&nbsp;fu un album interessante, in grado di consolidare e racchiudere la vera essenza del trio. L’interplay.&nbsp;</p>



<p>Oggi mi capita di ascoltarlo di rado, ma occuperà sempre un posto speciale nel mio cuore. Perché, in fondo, tutta la mia vita da musicista è partita da lì: l’album, la vittoria, l’Ipocontrio.</p>
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		<title>Quiet Room registrazione con Sergio Di Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2020 19:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Registrazioni in Studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un album inaspettato Fumavo la mia sigaretta davanti al&#160;Modo, nell&#8217;attesa di ascoltare il concerto di&#160;Jeff Ballard. Ero con i miei amici, quando si è avvicinato un tizio che mi ha chiesto il mio nome e che diceva di aver già sentito parlare di me. Poi si è presentato chiedendomi&#160;di suonare insieme a lui e io [&#8230;]</p>
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<h2>Un album inaspettato</h2>



<p>Fumavo la mia sigaretta davanti al&nbsp;<strong>Modo</strong>, nell&#8217;attesa di ascoltare il concerto di&nbsp;<strong>Jeff Ballard</strong>. Ero con i miei amici, quando si è avvicinato un tizio che mi ha chiesto il mio nome e che diceva di aver già sentito parlare di me. Poi si è presentato chiedendomi&nbsp;di suonare insieme a lui e io con entusiasmo accettai.</p>



<p><strong>Sergio Di Natale&nbsp;</strong>è uno dei migliori batteristi conosciuti, è un musicista poliedrico, è un compositore,<br>ha scritto metodi didattici per la batteria e arrangiamenti orecchiabili, ma di difficile esecuzione. Lo studio delle sue composizioni è stato continuativo ed è durato parecchi mesi prima della registrazione dell&#8217;album, ma è stato necessario per la realizzazione dello stesso.</p>



<p>Il&nbsp;primo giorno di registrazione dell&#8217;album&nbsp;<strong>Quiet Room&nbsp;</strong>con il&nbsp;<strong>Sergio Di Natale Sextet&nbsp;</strong>ero euforico e su di giri: dovevo&nbsp;confrontare la mia preparazione con gli altri membri del gruppo e, in particolare, con i grandi&nbsp;<strong>Javier Girotto&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Pippo Matino&nbsp;</strong>(le tracce con&nbsp;<strong>Robin Eubanks&nbsp;</strong>erano&nbsp;state registrate precedentemente).</p>



<p>Ero come il bambino avido di spettacoli, che prima guardava i suoi idoli musicali dagli spalti e poi stringeva loro la mano dopo aver suonato insieme. Insomma lì ero con i grandi della storia della musica, quelli che&nbsp;ascoltavo quando&nbsp;mio fratello&nbsp;<strong>Giandomenico</strong>&nbsp;mi portava alle serate degli&nbsp;<strong>Aires Tango&nbsp;</strong>e io restavo lì tutto il concerto a fissare ogni singolo musicista, soffermandomi sempre su Girotto (che, tra l&#8217;altro, è la&nbsp;guest del&nbsp;<strong>Marco De Gennaro Ike LatinJazz Project&nbsp;</strong>).</p>



<p>La presenza di&nbsp;Pippo, poi, ha dato una bella carica emotiva al mio essere bassista ed ha contribuito alla mia formazione musicale, come mille lezioni a cui pochi fortunati possono assistere.</p>



<p>E poi ci sono gli altri Big:&nbsp;<strong>Giacinto Piracci&nbsp;</strong>alla chitarra,&nbsp;<strong>Stefano Giuliano&nbsp;</strong>al Sax Alto,&nbsp;<strong>Emilio Silva Bedmar&nbsp;</strong>al Sax Tenore e&nbsp;<strong>Raffaele &#8220;Lello&#8221; Carotenuto&nbsp;</strong>al Trombone, grandissimi musicisti che hanno reso il mio lavoro in studio divertente e unico. Un sestetto, questo, capace di districarsi nelle composizioni del batterista, che vedono complesse e ben studiate architetture ritmiche e chiare e consolidate armonie e melodie.&nbsp;<strong>Sergio</strong>&nbsp;con la sua esperienza è riuscito a mettere a proprio agio ogni singolo musicista, nella creazione di&nbsp;un sound potente e un&#8217;unica voce, che accompagnano l&#8217;ascoltatore nella sua Quiet Room.</p>
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